
Provar a svolgere il mio ESC a Nexes è stato un passo molto importante della mia vita: una decisione su come volevo stare al mondo a 25 anni.
Barcellona la conoscevo già un po’ – o almeno potevo intuirne la sua cultura, dato che l’Erasmus a Valencia e l’aver appreso lì il castigliano e il catalano mi avevano già fatto capire che con i Paesi Catalani c’era un legame forte. Arrivare in Catalogna, però, mi ha fatto rendere conto della mia posizione in questo contesto diverso: ho iniziato a sentirmi parte di questa società, per la prima volta, e a livello di azione politica, parte dell’ingranaggio e hacker degli stessi meccanismi sociali.
Il mio quotidiano a Nexes è fatto di comunicazione sociale a 360 gradi. Passo le giornate principalmente tra social, foto, video e grafiche, cercando di dare forma a programmi molto diversi fra loro, su temi come la sostenibilità sociale, l’antirazzismo, l’interculturalità critica, la participazione giovanile nella trasformazione sociale. Ho imparato una lezione che l’università non ti spiega: per me comunicare va oltre ai principi tecnici, allo scattare una buona foto. Per me è anche decidere cosa merita di essere visto e cosa no. È una responsabilità personale e collettiva molto forte, alla fine.


Oltre alla mia attività di comunicazione, mi entusiasma molto dedicare un po’ del mio tempo a un progetto per la sensibilizzazione sull’eliminazione della violenza di genere nelle scuole, che consiste nella promozione di un gioco da tavola per aiutare ragazze e ragazzi a dare un nome alla violenza che possono vivere a scuola e fuori di essa. Un progetto per l’eliminazione della violenza machista fra i giovani, qualcosa di incredibilmente concreto. È una parte che mi stimola molto del mio percorso, dato che ha più a che fare con altri percorsi paralleli intrapresi nella mia vita e non direttamente con la mia formazione universitaria. Grazie all’attività a Nexes, se prima lo intuivo e basta, ora ne ho la prova: la tua quotidianità può essere un atto politico. Scegliere dove mettere le proprie competenze è già una presa di posizione. All’università ho studiato tanta teoria, ma è qui che ho capito come trasformarla in realtà, proprio dentro un’organizzazione che cerca di mettere in pratica i valori che diffonde nel tessuto sociale.
E poi c’è la rete che sto cercando di creare, che parte da una di persone giovani da tutto il continente conosciute alla OAT. Persone con entusiasmo che hanno deciso di investire tempo in qualcosa che non riguarda solo loro stessi. Sentirsi parte di un gruppo così non è scontato, per niente.
Cosa succederà dopo l’ESC? Tante sono ancora le incognite! Però non vedo l’ora di tornare in Puglia in estate e raccontare tutto quello che ho appreso alla mia comunità d’origine.