Due mesi di volontariato ESC in Bulgaria: la mia esperienza

blogVolunteer Blog10 Aprile 2026138 Views

Ciao, mi chiamo Sara, ho 22 anni, vengo da Taranto e ho appena portato a termine la mia prima esperienza di volontariato.

Quando sono arrivata in Bulgaria per il mio progetto di volontariato short-term con IOA (Infinite Opportunities Association), sapevo che sarebbero stati due mesi intensi, ma non immaginavo quanto profondamente questa esperienza avrebbe inciso sul mio modo di guardare il mondo.

IOA è un’associazione che da anni sostiene il potenziale dei giovani e degli educatori attraverso l’educazione non formale. Collabora con scuole, ONG e istituzioni coinvolgendo volontari da tutta Europa. Il progetto a cui ho partecipato promuove un atteggiamento più aperto verso la diversità e un cambiamento positivo nel modo in cui i giovani guardano alle differenze, che si tratti di etnie, culture, credenze o stereotipi. Tutto questo attraverso attività che incoraggiavano la solidarietà e il rispetto dei diritti umani. Abbiamo trattato temi come tolleranza, pregiudizi, anti‑bullismo, comunicazione non violenta, usando metodi di educazione non formale e il gamefication che mettono al centro la partecipazione attiva dei ragazzi.

Grazie alle attività di educazione non formale ho capito quanto giochi, discussioni e piccoli esercizi possano aprire riflessioni profonde. Le domande dei ragazzi e i loro punti di vista – spesso diversi dai miei, per via delle nostre differenti esperienze – mi hanno mostrato quanto sia importante costruire un dialogo aperto, sincero e davvero costruttivo, diventato questa la mia parte preferita.

Ogni giornata era diversa: tra la preparazione delle attività, gli incontri con gli studenti, le sessioni interattive e il supporto al team di IOA negli eventi, il lavoro era sempre dinamico e creativo. A volte impegnativo, certo, ma sicuramente interessante e formativo. Questo mi ha permesso di vedere da vicino come si costruiscono relazioni e come si lavora in un contesto interculturale. Accanto al lavoro, questi due mesi sono stati anche un viaggio attraverso la Bulgaria, un paese che non conoscevo e che mi ha sorpresa per la sua autenticità e per la ricchezza delle sue tradizioni. Ho avuto la fortuna di spostarmi in diverse località, ognuna con un’atmosfera particolare e un modo diverso di raccontarmi questo Paese. Tra Etropole, Dobrich e Shumen, però, è stato Ribnovo a toccarmi più di tutti: un villaggio tra le montagne dove le tradizioni sono ancora vive e dove le persone ti accolgono con una gentilezza che resta impressa, una di quelle sensazioni che difficilmente dimentichi.

Un aspetto che ha reso questa esperienza ancora più speciale sono state le persone che ho incontrato lungo il percorso. Il gruppo di volontari con cui ho vissuto questi due mesi è diventato in fretta una piccola famiglia: ognuno con la propria storia, la propria lingua, il proprio modo di vedere il mondo. Abbiamo condiviso lavoro, un appartamento che con sette persone diventava piccolo ma sempre pieno di risate, treni presi all’ultimo, chiacchiere infinite e giornate stancanti. E credo che proprio questo intreccio di persone, energie e sensibilità diverse, abbia reso l’intera esperienza ancora più ricca e significativa.

E poi c’è stata la parte più inaspettata: la decisione di restare. Non era nei miei piani restare, davvero. Ma a un certo punto mi sono resa conto che due mesi non mi bastavano. Questo progetto ha ancora tanto da darmi, e io sento di avere ancora qualcosa da dare. Così ho deciso di restare altri otto mesi per un long‑term project e continuare il percorso iniziato con IOA. 

Ma la parte che sento più mia, quella che davvero mi porto dentro, è il cambiamento personale. In Bulgaria ho incontrato una versione di me più paziente, più adattabile, più coraggiosa e che ama i banitsa (piatto tipico bulgaro, buonissimo, super consigliato). Ho capito che gli imprevisti fanno parte dello show – come ripete sempre il mio tutor, “Shit happens all the time” – e che avere un piano B, C o anche D non è solo utile, ma quasi necessario 🙂

Ho incontrato persone che mi hanno fatta sentire parte di una piccola comunità, anche lontano da casa, e per questo gliene sarò sempre grata. Questa esperienza mi ha cambiata più di quanto immaginassi. Non so ancora cosa succederà nei prossimi mesi, ma sono curiosa di scoprirlo e di vedere dove mi porterà questo percorso.

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